Inquinamento e COVID-19: esiste un legame? I benefici delle cure termali

Inquinamento e Covid-19: esiste un legame?

Inquinamento e COVID-19: esiste un legame? I benefici delle cure termali

Esiste un legame fra inquinamento e COVID-19? La domanda è lecita, alla luce di due fattori ampiamente noti nel mondo scientifico e anche al di fuori di questo. Il primo è che l’inquinamento fa male alla sistema respiratorio dell’essere umano; il secondo è che l’infezione da COVID-19 sembra avere conseguenze peggiori in quei pazienti che presentano complicazioni respiratorie pre-esistenti alla comparsa del virus (qui uno studio che lo conferma, pubblicato sull’International Journal of Infectious Diseases).

Per capire meglio come dare una risposta a questa domanda, gli studiosi internazionali hanno analizzato prevalentemente due dati statistici. Il primo è un’analogia con l’ultima pandemia mondiale: la SARS del 2003. Anche allora si è notato come in Cina i casi di mortalità fossero superiori nelle aree maggiormente inquinate. Il secondo riguarda proprio la situazione italiana. Da noi, le regioni più colpite (Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna) sono le stesse che si trovano a ridosso della Pianura Padana, una delle aree generalmente più inquinate d’Europa. La stessa città di Torino a più riprese guadagna il triste primato di città più inquinata del continente e forse non sorprende che il Piemonte sia ora la seconda, ora la terza (a seconda dell’oscillazione dei dati) regione più colpita in termini di mortalità.

Visti gli studi precedenti e visto l’attuale rapporto fra i tassi di mortalità e di inquinamento, sarebbe facile fare 2+2 e concludere che «più inquinamento = più morti per COVID-19». Ma molti studi sono ancora in via sperimentale, e quindi prima giungere a certe conclusioni è necessaria cautela.

Nelle prossime righe ci occuperemo proprio di capire – con tutta la prudenza del caso – quali sono i legami fra inquinamento e Covid-19; lo faremo analizzando i dati riportati dagli studi pubblicati finora e da quelli in fase di pubblicazione.

Inquinamento e COVID-19: la prudenza dell’OMS, l’attesa di dati concreti

Prudenza è la parola giusta da usare in questo caso. E infatti molto prudente appare la Dottoressa María P. Neira, direttrice della Salute Pubblica presso l’OMS, che ha recentemente affermato che «non esistono prove che confermino il legame fra inquinamento e mortalità da COVID-19, ma sappiamo che se l’individuo è esposto ad alti tassi di inquinamento atmosferico può correre maggiori rischi e rimanerne affetto in maniera grave». L’inquinamento atmosferico è dunque osservato speciale. Difatti, la stessa Dottoressa Neira ha poi aggiunto che «stiamo comunicando alle nazioni che se iniziano ad avere casi in città con un alto tasso di inquinamento devono prepararsi di conseguenza, poiché i tassi di mortalità potrebbero essere superiori proprio in quelle città».

La cosa potrebbe sembrare paradossale. Ci si potrebbe chiedere: se il legame è evidente, perché si invita ancora alla prudenza? La risposta sta in un cavillo – se così vogliamo definirlo – accademico. Molti degli studi che confermano il legame fra inquinamento e CODIVD-19, infatti, sono ancora nella fase cosiddetta di “pre-print”. Ovvero, si tratta di studi completi per sé, ma che devono ancora essere vagliati dalla comunità scientifica. Qualsiasi studio, è credibile solo a seguito di revisione da parte di colleghi anonimi (la cosiddetta peer review), che aiutano i ricercatori a migliorare i punti oscuri o che necessitano maggiore approfondimento.

La differenza fra un articolo pubblicato e uno da pubblicare

Per fare solo un esempio, citeremo lo studio preso in considerazione da Elisabetta Intini in un articolo apparso su Focus.it il 10 aprile 2020. La ricerca – che è stata condotta da un team dell’Università di Harvard e che può essere consultata qui – conferma il legame di cui ci occupiamo in questo articolo. Ma questa ricerca non ha ancora superato il percorso che ne permette l’assoluta affidabilità e quindi la pubblicazione. Infatti, si legge nell’articolo che «è stata sottomessa per la revisione al New England Journal of Medicine».

Cosa vuol dire? In altre parole, che c’è una differenza sostanziale fra ciò che afferma uno studio proposto per la pubblicazione e ciò che afferma lo stesso studio una volta pubblicato. Nella maggior parte dei casi, le due versioni differiscono, spesso anche profondamente proprio grazie al processo di revisione dei pari. Quindi è necessario fare attenzione quando ci si imbatte in determinati dati, e assicurarsi che una determinata affermazione sia già stata oggetto di peer review per giudicarne l’affidabilità. Questo non vuol dire che l’articolo in questione menta o che non sia da giudicare come veritiero; vuole però dire che prima di essere giudicato affidabile da noi comuni lettori deve guadagnare la fiducia della comunità accademica, l’unica in grado di esprimere un giudizio tecnico con gli strumenti adeguati.

Una tale distinzione va sempre fatta quando cerchiamo notizie online; vale per ogni campo del sapere e a maggior ragione per un argomento delicato come quello della salute. 

Salute e qualità dell’aria

Ma se da un lato bisognerà attendere ancora un po’ per avere le prove che il tasso di mortalità da Covid-19 è legato alla qualità dell’aria che respiriamo, dall’altro abbiamo dati più affidabili su quello che pare essere un fenomeno speculare. Parliamo dell’abbassamento del numero di morti da (solo) inquinamento durante il lockdown.

Stando a casa e utilizzando meno l’automobile e i mezzi pubblici, in questo periodo i cittadini hanno anche contribuito a migliorare la qualità dell’aria delle città in cui vivono. Lo mostrano chiaramente articoli dalla comprovata affidabilità, come ad esempio questo pubblicato sul sito dell’ESA (l’Agenzia Spaziale Europea).

Nell’articolo si nota come zone notoriamente critiche dal punto di vista dell’inquinamento come Madrid in Spagna, l’Île-de-France in Francia e la Pianura Padana in Italia hanno fatto registrare un nettissimo «calo della concentrazione di diossido di azoto». Ciò ha avuto effetti sulla salute delle persone? Apparentemente sì.

Secondo uno studio cinese (anche questo, va detto, ancora in attesa di peer review) il calo dell’inquinamento di circa il 25% in Cina durante il periodo di lockdown potrebbe aver prevenuto la morte di un numero di persone pari a 24-36.000 unità. Ovviamente si tratterebbe di decessi dovuti alla sola causa dell’inquinamento, che non avrebbero nulla a che fare con il Covid-19; ma che proprio grazie alla quarantena dovuta dal Covid-19 sono stati evitati.

In Europa, tali dati sembrano trovare conferma in una ricerca del CREA, il Centre for Research for Energy and Clean Air (‘Centro di Ricerca per l’Energia e l’Aria Pulita’). Dallo studio, trasparirebbe che grazie al lockdown nel Vecchio Continente si sarebbero registrate nell’ultimo periodo circa 11.000 decessi in meno dovuti al solo inquinamento.

Riassumendo

Proviamo dunque a tirare un po’ le somme di quanto detto finora:

  1. È già stato dimostrato a seguito della pandemia SARS del 2003 che zone con maggior inquinamento atmosferico sono anche le più pericolose in termini di mortalità da virus;
  2. Studi simili sono attualmente condotti anche in relazione all’attuale pandemia di Coronavirus. La domanda a cui tentano di rispondere più o meno tutti è la seguente: tassi elevati di inquinamento atmosferico aumentano la mortalità per Coronavirus? La risposta sembra essere affermativa, ma vista la simultaneità della vicenda, la comunità scientifica deve ancora pronunciarsi in via definitiva;
  3. Di converso, il lockdown ha diminuito il livello di inquinamento in alcune aree critiche del globo, e in quelle stesse aree pare essersi registrato rispetto ai periodi precedenti un calo dei decessi dovuti esclusivamente all’inquinamento atmosferico.

Ciò che è chiaro (e noto) è sicuramente il fatto che l’inquinamento atmosferico fa male alla salute, e che condurre una vita sana (non bere, non fumare, mangiare bene, fare attività fisica) aumenta le possibilità di evitare di ammalarsi.

Vie respiratorie, muco, inquinamento e COVID-19

Certo è che non è sempre possibile evitare di vivere in posti particolarmente inquinati. Spesso siamo costretti per ragioni che esulano dalla nostra volontà, e allora bisogna conoscere quali sono i pericoli dell’inquinamento atmosferico e imparare a trattarli con i mezzi giusti. Quando respiriamo, ovvero sempre, l’aria transita dalle cavità nasali per avviarsi giù nella laringe, poi nella trachea, bronchi, bronchioli e polmoni. Dopo aver ossigenato il sangue, l’aria segue il percorso inverso.

Le vie respiratorie, costantemente umide, sono tappezzate da due tipi principali di cellule: cellule che producono muco e cellule ciliate; tali cellule vanno a formare un epitelio di rivestimento (epitelio respiratorio) ricoperto da uno spesso strato di muco. Il muco gioca dunque un ruolo importante per la nostra salute neutralizzando i batteri grazie al suo contenuto di enzimi (quali il lisozima) e di altre molecole di difesa (anticorpi).

Inoltre, il muco cattura eventuali particelle (polvere, fumo, polline, batteri) limitando il loro ingresso nei polmoni.

L’importanza del muco sano

Il muco in un soggetto sano è costituito da strutture simili a tanti ramoscelli. Queste strutture, intersecandosi una con l’altra, formano una specie di sterpaglia che si oppone alla penetrazione di batteri, virus e polveri inquinanti. Farmaci come il cortisone – anche utilizzato per aerosol – rompono questi rametti. Lo fanno formando dei passaggi attraverso i quali le sostanze tossiche possono raggiungere le mucose, provocando danno e infiammazione. Anche per questa ragione, tali farmaci si chiamano “pro ulceranti”.

Il muco contiene inoltre anticorpi come le immunoglobuline A che possiedono capacità antiallergica. La terapia di pazienti allergici quindi passa necessariamente dal ripristino di una ottima qualità del muco e dall’efficienza delle cellule che lo producono.

Perché le sostanze inquinanti fanno male alle vie respiratorie?

Le sostanze inquinanti prodotte dall’aria di città e/o introdotte col fumo di sigaretta paralizzano le ciglia e alla lunga le alterano fino a farle scomparire. Pertanto il muco, non potendo più salire verso la gola, si accumula nelle vie respiratorie provocando la tosse.

Tutti, fumatori e non, siamo esposti all’introduzione nei polmoni di sostanze dannose derivanti dall’inquinamento dell’aria. Queste possono provocare asma e altre malattie respiratorie, ma anche malattie cardiache, tumori e persino, secondo ricerche recenti, danni alla memoria e altri scompensi cerebrali.

Le cure termali per il bene del tuo muco, da Terapia2

Abbiamo quindi messo in evidenza due fattori.

  1. Che è importante prendersi cura del proprio muco.
  2. Che l’inquinamento atmosferico sembra agire direttamente sulla sua vulnerabilità, e di conseguenza sull’insorgere di condizioni legate all’attività respiratoria, di particolare rilievo in ottica COVID-19.

Le cure termali inalatorie con le acque termali aiutano, fra le altre cose, a ricostituire i ramoscelli che formano le strutture del muco. In questo modo, assicurano una difesa adeguata all’organismo, aiutando il nostro muco a difenderci producendo antibiotici naturali.

Hai problemi di natura respiratoria? Oppure vuoi semplicemente prenderti cura del tuo muco in via preventiva? Non esitare a contattarci. Troveremo il trattamento più adatto alle tue esigenze.